Ho da dire.
Sono tornata su queste pagine dopo molto tempo. Mi piacerebbe raccontare di luoghi lontani visitati, avventure esotiche vissute, viaggi improbabili affrontati. Ma la verità non è questa. Ho avuto un pò di cose da fare, la costanza non è il mio forte, qui non passa mai nessuno quindi è come scrivere per un muro il che non è una grande soddisfazione. Queste spiegazioni si avvicinano decisamente di più alla realtà. Ma riflettendo voglio darmi un’altra possibilità e la voglio dare anche a chi per caso capiterà su questo spazio. Perchè io ho da dire. E non chiedo altro che un momento per farlo.
Anno nuovo
Mamma mia, ho appena iniziato e già diserto il mio blog!Che vergogna…Comunque in questo appena nato 2008 cercherò di dedicare più attenzione a questo mio spazio cibernetico e d’altrocanto spero di avere qualche lettore.
L’inizio dell’anno è sempre un periodo concitato, un pò perchè si ritorna alla normalità dopo una serie imbarazzante di giornate passate a mangiare e ciondolare sui divani nostri e altrui, un pò perchè si perde tempo a fare i famosi buoni propositi per l’anno che va a cominciare. Quest’anno sono caduta anche io nel vortice di questa tradizione pagana e devo dire che non è stata per niente un’impresa facile: in un primo momento infatti, ci si lancia con la fantasia in voli pindarici che in pochi secondi trasformano l’anno ancora in fasce nell’anno che verrà per sempre ricordato con il nostro nome, nell’anno che svelerà al mondo intero la nostra grandezza. Un’ottimismo quasi imbarazzante dal quale però si guarisce in pochi minuti. Ripreso il controllo di se stessi e datosi un contegno, releghiamo i sogni di gloria in un angolo sparuto della nostra coscienza, l’angolino dei sogni inconfessati, e vergognandoci profondamente di quelle immagini che ci ritraevano sul tetto del mondo inziamo a pensare più razionalmente alla nostra miserabile situazione. L’anno è cambiato, ma in fondo noi siamo sempre gli stessi, a chi vogliamo darla a bere.. Il 2008 sarà l’esatta fotocopia del 2007, anzi l’esatta fotocopia di tutti gli anni che abbiamo già vissuto: una catena lunga 365 giorni di delusioni, fregature e frustrazioni interrotta non regolarmente da sparuti momenti di felicità. Su questo paesaggio desolato la nostra immaginazione ricomincia il suo rituale volo che ci porta lontano mostrandoci un futuro dei più tristi, uno di quelli che non augureresti neanche al tuo peggior nemici, e i protagonisti di questa vita di fallimenti siamo proprio noi: degni attori di una commedia mal riuscita. Eh no, questo è troppo. Non può succedere proprio a noi! Cosi, più risoluti che mai, incominciamo a ragionare su quali potrebbero essere quegli obbiettivi che potremmo realizzare facilmente e al contempo potrebbero darci una moderata soddisfazione, questo ci porta inevitabilmente a rovistare nel calderone dei nostri difetti andando a cercare quelli più facilmente plasmabili. Una volta raggiunto l’obbiettivo l’impresa può dirsi conclusa, il tutto condito da un retrogusto agrodolce: il lungo cogitare non è riuscito a smorzare del tutto il grande entusiasmo per il nuovo anno, ma una certa tristezza non ci lascia le forze per incominciare questa nuova avventura.
E’ stato uno sporco lavoro ma alla fine anche io ho strappato la mia vittoria, qualche pensierino per il nuovo anno ce l’ho. Però l’anno prossimo mi affido ai sondaggi del TG5.
Tre sogni
In queste ultime tre notti ho fatto tre sogni. Non che la cosa sia cosi eccezionale, anche io come tutti sogno, a volte faccio sogni strani, a volte ripetitivi(quando ero piccola avevo un sogno ricorrente: correvo verso un parco che si trovava a poca distanza dalla mia casa di allora ma poco prima di varcare finalmente il cancello di ingresso cadevo dentro un tombino e continuavo a cadere nel buio più totale fino al mio risveglio..), a volte premonitori(in prima superiore sognai di aver preso 4 di un compito in classe di tedesco, cosa che il giorno dopo accadde realmente), a volte banali,a volte -forse la magior parte delle volte- dimenticati. Ma i sogni di queste ultime notti mi lasciano tutte le mattine senza fiato. Non sembrano legati tra di loro, non hanno apparentemente relazioni di alcun tipo, ma la sensazione al mio risveglio è la stessa. Credo che il mio subconscio stia cercando di dirmi qualcosa. Aiuto.
Il primo sogno mi ha dato un’idea. Appena mi sono svegliata da questo sogno mi sono precipitata alla scrivania per mettere nero su bianco quello che avevo sognato. Credevo di dimenticarmi tutto nel giro di pochi istanti, cosi ho scritto forsennatamente nelle pagine bianche infondo al libro di economia(che cosi è diventato un pò più interessante, almeno per me). Però a distanza di qualche giorno ricordo tutto con grande lucidità, persino i più piccoli particolari e più ci penso e più noto piccole citazioni del mio vissuto. Spero di essere in grado di usare quest’idea, un cosi bel regalo non va sprecato.
Il secondo sogno è da interpretare. Ho sognato che mi svegliavo e trovavo la casa piena zeppa di cioccolatini che i miei genitori stavano preparando con grande foga in cucina. Ce n’erano ovunque: nel frigorifero, sugli scaffali, sui tavoli, sulle sedie, tra i libri….Ovunque. Nonostante questo i miei continuavano a prepararne e io incredula continuavo ad aprire sportelli e ante…
Il terzo sogno credo sia l’epressione di una speranza. C’ero di nuovo io con una Persona. Eravamo felici. C’erano anche delle altre persone che non conosco, però sentivo che erano amici e come tali si comportavano. Ridevamo e scherzavamo tutti insieme. Fino a qui tutto bene e tutto bello. Però poi è arrivata una parte strana che non capisco. Tra le risate e l’ilarità generale mi avvicino ad una finestra, seguita da tutti i presenti. Da li assistiamo ad una scena particolare: in un vicolo un’anziana signora urla ed impreca poi si rivolge ad un’altra anziana che stava passando per caso e le dice: “Thank you, thank you too. May you burn in hell”.
Non so cosa pensare, chissà se questa notte sognerò ancora..
Per il resto la mia vita procede piuttosto a rilento. Ormai i corsi all’università sono terminati perciò devo solo studiare e dato il mio rifiuto per il genere umano lo faccio in qualche solitario tavolo della biblioteca. Dovrei superare questa fase. Ormai da qualche giorno ho spedito una mail ad un giornale studentesco del quale avevo trovato un annuncio su un sito specializzato dove dicevano che cercavano collaboratori. L’annuncio è un pò vecchiotto, forse farei meglio a scrivere direttamente al direttore. Infine oggi ho trascinato per mezza Genova la mia Sedia Dello Scrittore in cerca di un falegname in grado di salvarla dalla spazzatura. Voglio troppo bene a quella sedia per lasciarla sul ciglio di una strada. Cosi noncurante degli sguardi sospettosi dei miei concittadini( un giorno dedicherò un lungo lungo post a loro) dopo ore sono riuscita nel mio intento: un simpatico falegname mi ha promesso di aggiustare la seduta con un rinforzo. E sono contenata.
Eccomi qui!:)
Ormai è da qualche giorno che ho un pensiero che mi gira per la testa. Apri un blog. Apri un blog. Questo ripete la vocina che mi tormenta. Oggi mi sono fermata un momento a riflettere e ho pensato che assecondarla non sarebbe stata una cattiva idea.