Ormai da qualche tempo avevo iniziato a perdere lentamente ma inesorabilmente la fiducia nelle capacità intellettuali del genere umano. non certo per presunzione, infatti nel ribollente calderone di atrofia ci buttavo allegramente pure me stessa medesima. e cosi cadevo sempre più giù, in un baratro di apatica tristezza proprio alla vigilia della sessione estiva. A nulla erano valsi i tentativi di rimettermi in carreggiata: l’appello al mio senso del dovere ha avuto lo stesso effetto di una barzelletta raccontata male, simili espedienti non hanno mai avuto effetto su di me. A volte penso di non avere forza di volontà. E il dovere è un concetto che non ho mai capito fino in fondo. Cosi mi sono rivolta all’unico propulsore che mi ha permesso di tirare avanti(in tutti i sensi) in questi lunghi 22 anni: la curiosità. Io sono una persona estremamente curiosa, spesso è come una malattia, una frenesia irresistibile di conoscenza. Cibo principale di questa mia ossessione sono sempre stati i libri, ma questa volta i miei amati tomi poco hanno potuto di fronte all’enorme blocco intellettivo che mi aveva colpito. Perchè questo blocco partiva proprio dal meccanismo che in me faceva scattare la curiosità e cioè lo stimolo. Mi sentivo completemente priva di stimoli per ricercare, conoscere e capire. Nessuna conversazione, nessuna lettura mi regalava quella meravigliosa voglia di saperne di più. Ero spacciata. E il primo appello era arrivato e se n’era pure andato. Cosi, come ultima spiaggia, mi sono rivolta alle rimanenti attività organizzate dalla Facoltà prima della pausa estiva. E li, proprio fra quei banchi scarabocchiati che avevano succhiato la mia linfa, ho ritrovato in meno di due giorni un pò dell’antica motivazione. Soprattutto l’ultimo incontro di ieri mi ha a dir poco illuminata. Un giovane avvocato ha parlato per più di tre ore di una materia a lui non esattamente competente( si parlava di giornalismo), con una proprietà di linguaggio ineccepibile. E’ stato sempre pertinente, mai banale o scontato e divertente nel riuscire a tenere alta l’attenzione del suo ingiustamente scarso pubblico( e vabbè, lo so che c’è gente che a giugno studia invece di andare ad ascoltare conferenze..lo ammetto…). Sempre col codice penale tra le mani non si è risparmiato, citando a memoria Platone e i Pink Floyd. Ma è inutile descrivere quello a cui ho assistito ieri, difficilmente riuscirei a rendere l’atmosfera in queste poche righe. Però sapere che ci sono persone cosi stimolanti e piacevoli mi fa sorridere. Mi fa recuperare la fiducia che avevo perso. E mi fa sperare che un giorno anche io potrò parlare e incantare in quel modo. Ieri quell’avvocato mi ha reso un servizio che va decisamente oltre la presa di conoscenza di un paio di articoli del codice penale. E mi è già tornata la voglia di aprire i libri.
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Mamma mia, ho appena iniziato e già diserto il mio blog!Che vergogna…Comunque in questo appena nato 2008 cercherò di dedicare più attenzione a questo mio spazio cibernetico e d’altrocanto spero di avere qualche lettore.
L’inizio dell’anno è sempre un periodo concitato, un pò perchè si ritorna alla normalità dopo una serie imbarazzante di giornate passate a mangiare e ciondolare sui divani nostri e altrui, un pò perchè si perde tempo a fare i famosi buoni propositi per l’anno che va a cominciare. Quest’anno sono caduta anche io nel vortice di questa tradizione pagana e devo dire che non è stata per niente un’impresa facile: in un primo momento infatti, ci si lancia con la fantasia in voli pindarici che in pochi secondi trasformano l’anno ancora in fasce nell’anno che verrà per sempre ricordato con il nostro nome, nell’anno che svelerà al mondo intero la nostra grandezza. Un’ottimismo quasi imbarazzante dal quale però si guarisce in pochi minuti. Ripreso il controllo di se stessi e datosi un contegno, releghiamo i sogni di gloria in un angolo sparuto della nostra coscienza, l’angolino dei sogni inconfessati, e vergognandoci profondamente di quelle immagini che ci ritraevano sul tetto del mondo inziamo a pensare più razionalmente alla nostra miserabile situazione. L’anno è cambiato, ma in fondo noi siamo sempre gli stessi, a chi vogliamo darla a bere.. Il 2008 sarà l’esatta fotocopia del 2007, anzi l’esatta fotocopia di tutti gli anni che abbiamo già vissuto: una catena lunga 365 giorni di delusioni, fregature e frustrazioni interrotta non regolarmente da sparuti momenti di felicità. Su questo paesaggio desolato la nostra immaginazione ricomincia il suo rituale volo che ci porta lontano mostrandoci un futuro dei più tristi, uno di quelli che non augureresti neanche al tuo peggior nemici, e i protagonisti di questa vita di fallimenti siamo proprio noi: degni attori di una commedia mal riuscita. Eh no, questo è troppo. Non può succedere proprio a noi! Cosi, più risoluti che mai, incominciamo a ragionare su quali potrebbero essere quegli obbiettivi che potremmo realizzare facilmente e al contempo potrebbero darci una moderata soddisfazione, questo ci porta inevitabilmente a rovistare nel calderone dei nostri difetti andando a cercare quelli più facilmente plasmabili. Una volta raggiunto l’obbiettivo l’impresa può dirsi conclusa, il tutto condito da un retrogusto agrodolce: il lungo cogitare non è riuscito a smorzare del tutto il grande entusiasmo per il nuovo anno, ma una certa tristezza non ci lascia le forze per incominciare questa nuova avventura.
E’ stato uno sporco lavoro ma alla fine anche io ho strappato la mia vittoria, qualche pensierino per il nuovo anno ce l’ho. Però l’anno prossimo mi affido ai sondaggi del TG5.
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